Passi sulla Luna: Copernicus

Da Commissione Divulgazione - Unione Astrofili Italiani.

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| La zona del cratere Petavius è mappata nella mappa numero 98 delle "Lunar Astronautical Charts", scala 1:1.000.000, pubblicate dalla Defense Mapping Agency nel 1973 e disponibili on-line sul sito del [[Image:Logo Lunar and Planetary Institute.jpg|80px]] [http://www.lpi.usra.edu/ '''Lunar and Planetary Institute'''].  
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| La zona del cratere Copernicus è mappata nella mappa numero 58 delle "Lunar Astronautical Charts", scala 1:1.000.000, pubblicate dalla Defense Mapping Agency nel 1973 e disponibili on-line sul sito del [[Image:Logo Lunar and Planetary Institute.jpg|80px]] [http://www.lpi.usra.edu/ '''Lunar and Planetary Institute'''].  
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'''PETAVIUS'''
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'''COPERNICUS'''
'''Il nome'''
'''Il nome'''
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Denis Peteau (Dionysius Petavius) nasce a Orleans 21 agosto 1583.  
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Mikolaj Kopernik nasce a Torun, in Polonia, il 19 febbraio 1473. Entra all’Università di Cracovia nel 1491 e 4 anni dopo viene in Italia, a Bologna, per studiare diritto. L’incontro con Domenico M. Novara, celebre astronomo dell’epoca, segna una tappa importante nella formazione di C. Nel 1497 viene nominato canonico di Ermia, in Polonia, dove lo zio materno, che lo aveva adottato da piccolo dopo la morte dei genitori, è stato nominato vescovo. Nello stesso anno torna in Italia, a Roma, poi, dopo un breve soggiorno a Friburgo, nel 1501, è a Padova e a Ferrara, dove segue alcuni fra i più importanti astronomi del tempo (Fracastoro, Guarico, Bianchini).  
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Frequenta l’Università di Parigi, interessandosi delle vite dei Padri della Chiesa e successivamente, nel 1603, diventa Lettore presso l’Università di Bourges, da cui esce due anni dopo per entrare nella Compagnia di Gesù. Insegnante di teologia al Collegio di Clermont, la principale sede dei Gesuiti a Parigi, muore l’11 dicembre 1652.
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Nel 1503 si laurea in diritto canonico ed inizia a raccogliere elementi per l’enunciazione delle sue teorie. Qualche anno dopo, in Polonia, diviene membro del Capitolo di Warma e si interessa di riforma del sistema monetario e di economia politica. Nel castello di Olsztin inizia a scrivere il De rivolutionibus orbium coelestium. Lo studio lo impegna per anni e diventa opera completa solo nel 1538. Anche solo sotto forma di bozza, le teorie eliocentriche di C. si diffondono rapidamente per tutt’ Europa, tra gli studiosi dell’epoca. Tuttavia C. è restìo a pubblicare l’opera, timoroso di eventuali, non improbabili, reazioni del mondo ecclesiastico. Su insistenza del grande matematico Retico, che ne ha seguito per anni il lavoro, finalmente C. acconsente alla pubblicazione, che avviene a Norimberga lo stesso anno della sua morte.
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C. muore il 24 maggio 1543 a Frombork, un paese polacco sul Mar Baltico. I suoi resti, che si credevano perduti, sono stati recentemente individuati grazie a tecniche del DNA ricombinante e solennemente sepolti nella cattedrale di Frombork.
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E’ vastissima la sua produzione su temi di cronologia, storia, filosofia, patristica e storia dei dogmi. Autodidatta, scrive anche in greco e latino. E’ autore di una vasta opera sulla cronologia dei Padri della Chiesa, impostata prima di lui da Isaac Scaliger, che fu il suo primo maestro, la “Opus de doctrina temporum” pubblicata nel 1627. Petavius si occupa per tutta la vita di fornire una risposta sistematica alla dottrina cristiana, sotto un profilo eminentemente storico-politico. Di questo lavoro rimane l’opera, incompiuta “ De theologicis dogmatibus”.
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L’asse portante della teoria copernicana è il posizionamento del Sole al centro delle orbite dei pianeti, inclusa  la Terra. La teoria, esposta nel De rivolutionibus, viene riassunta dallo stesso C. in una versione ridotta, il De hypothesibus motuum coelestium commentoriolus. I sei punti fondamentali vengono così esposti:
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Con spirito libero e spesso polemico, si inserisce nelle aspre vicende che seguono il Concilio di Trento e indica alla Chiesa la via del ritorno al primo Cristianesimo, attraverso un ampio ed elaborato resoconto storico- teologico.
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1) Non vi è un unico punto centro delle orbite celesti e delle sfere celesti.
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Modello di umiltà, pur di salute cagionevole, si è sottoposto per tutta la vita a continue e severe mortificazioni corporali.  
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2) Il centro della Terra non è il centro dell’Universo, ma solo il centro della Terra stessa.
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3) La distanza Terra-Sole è infinitamente piccola, se paragonata alla distanza dalle stelle.
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4) Il movimento del Sole è apparente ed è l’effetto della rotazione della Terra sul suo asse.
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5) La Terra con la Luna, e gli altri pianeti, ruotano attorno al Sole.
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6) i movimenti della Terra spiegano le stagioni.
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'''Il cratere'''
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La teoria non è priva di errori, in particolare il fatto che le orbite planetarie per C. sono circolari, l’Universo è sferico e finito, il Sole è immobile e divino. In questo C. riprende citazioni classiche, in particolare da Aristarco di Samo e Aristotele. Il lavoro di C. rappresenta la base di lavori successivi di molti studiosi, in particolare Retico, Galileo ( che conferma la teoria eliocentrica con le osservazioni al cannocchiale (le fasi di Venere) e Keplero. C. non assume mai atteggiamenti rivoluzionari, al contrario accetta di pubblicare, dopo molte esitazioni, i suoi studi come semplici ipotesi. La sua teoria è più semplice ed elegante rispetto a quella tolemaica, può fare a meno dell’equante per spiegare alcuni fenomeni e viene molto apprezzata dagli studiosi del tempo. Tuttavia, a causa degli errori sopradescritti, in particolare la circolarità delle orbite, anche questo sistema si rivela impreciso. Sarà il lavoro di Keplero a dare la svolta decisiva alla meccanica celeste ed una spallata definitiva al sistema tolemaico.
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Bellissimo cratere disposto in prossimità del bordo orientale della Luna, ben osservabile alcuni giorni dopo la Luna Nuova o due giorni dopo la Luna Piena.
 
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Appare variabilmente  ovale a seconda della librazione lunare. Ha un diametro di 182 km e forma, con Langrenus, Vendelinus e Furnerius, una serie di crateri di  dimensioni simili, disposti tutti sullo stesso meridiano, dall’equatore verso sud, a E e a S del Mare Fecunditatis. La cinta montagnosa si innalza per circa 3,3 km sul piano circostante e, nella parte SO, è interessata sa una profonda spaccatura che parte da un piccolo cratere disposto al centro del bordo meridionale (Petavius C) e occupa quasi un quarto dell’intera circonferenza. Ma è il fondo la parte più interessante del cratere. Visibile anche in piccoli telescopi è la profonda spaccatura (Rima Petavius) che si diparte dal picco centrale e arriva al bordo dopo un percorso di  oltre 80 km. Altre rimae più piccole sono presenti un po’ dappertutto, ma prevalentemente nella parte settentrionale del fondo.
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'''IL CRATERE'''
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Diversi Autori includono Petavius all’interno di una classe di crateri chiamata FFCs (floor fractured craters-crateri dal fondo fratturato). Di questa classe fanno parte, ad es., Taruntius e Humboldt, nei pressi di Petavius, Gassendi, Doppelmayer e Vitello nel M. Humorum. Sono tutti crateri disposti nelle vicinanze di Mari e il motivo della fatturazione del fondo va probabilmente ricercato nella spinta dal basso del magma profondo che ha deformato e fratturato la crosta del fondo del cratere e, in qualche caso, è fuoriuscita all’esterno. Il picco centrale è complesso, costituito com’è da diversi blocchi che vediamo disposti in direzione N-S. Sul fondo sono anche visibili alcune zone più scure, rispettivamente, a S, a N e a O. Appoggiato al bordo occidentale sta il cratere Wrattesley, un bel cratere di 57 km, dal picco complesso. Dall’altra parte, sul versante SE, sta il cratere Palitzsh (41 km), non ben definito e col fondo ricco di rilevatezze a cima smussata, che, nella sua parte settentrionale si apre e si allunga nella Vallis Palitzsh.
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Il cratere si trova a NO del centro lunare, nella zona centrale dell’Oceanus Procellarum, a N del Mare Insularum e a S della catena dei Montes Carpatus, che delimita inferiormente il Mare Imbrium.
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Il nome gli è stato attribuito dal gesuita Giovanni Riccioli, autore della nomenclatura dei crateri lunari tuttora in gran parte in uso. Riccioli, fiero avversario delle teorie eliocentriche, affermò di “avere scagliato Copernico nell’oceano delle tempeste”. (Per questo argomento cfr. F.Castaldi, Passi sulla Luna , Agosto 2011).
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Spettacolare cratere da impatto di giovane età (800 milioni di anni), con poche tracce di erosione, terrazzamenti interni, crateri secondari, ejecta, un picco centrale. E’ largo 90 Km e le sue pareti, notevolmente terrazzate per scivolamento interno del bordo, si alzano per 3,7Km sul piano circostante. Il perimetro esterno è vagamente esagonale e nel suo versante orientale presenta una formazione sporgente verso l’interno che costituisce un punto di riferimento per l’osservazione. Il fondo è piatto, cosparso, a S, da numerose e fitte colline.  
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Il picco centrale è costituito da 3 formazioni diverse di 1,2 Km  di altezza, quindi il fondo del cratere è più alto di circa 800m rispetto al piano esterno. Gli ejecta, ben visibili in Luna piena, formano una ampia raggiera che arriva a 800 Km di distanza e si sovrappone a quelle di Keplero ed Aristarco.  Tale raggiera è meno luminosa di quella di Tycho e, al contrario di quest’ultima, i raggi sono spesso incurvati e confusi. Vi sono molti crateri secondari, molti dei quali costituiscono catene sinuose.  
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|<div style="text-align: center;">Disegno del cratere Petavius Alfonso Zaccaria)</div>
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|<div style="text-align: center;">Disegno di Petavius eseguito da Giorgio Bonacorsi, località Pergola, rifrattore Kenko 80/1000, oculare 12.4 mm e 6 mm (81x 167x), luna crescente età 2.8 g, seeing ottimo</div>
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|<div style="text-align: center;">Disegno del cratere Copernicus eseguito il 26-04-2007, Luna di 9,5 giorni, telescopio Newton 150mm f/5, oculare 6 mm (Giorgio Bonacorsi)</div>
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|<div style="text-align: center;">Disegno di Petavius eseguito da Giorgio Bonacorsi, località Pergola, rifrattore Kenko 80/1000, oculare 15 mm + barlow 2x (133x), luna calante età 16.3 g, seeing buono</div>
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|<div style="text-align: center;">Foto ad alta risoluzione del cratere Petavius eseguita da [[Image:Logo Paolo Lazzarotti.jpg|120px]]&nbsp;[http://www.lazzarotti-hires.com/ '''Paolo Lazzarotti''']. La foto a piena risoluzione puà essere visionata direttamente [http://www.lazzarotti-hires.com/images/moon/snellius-petavius20061108_lazz.jpg '''dal sito dell'autore'''].</div>
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|<div style="text-align: center;">Foto ad alta risoluzione del cratere Copernicus eseguita da [[Image:Logo Paolo Lazzarotti.jpg|120px]]&nbsp;[http://www.lazzarotti-hires.com/ '''Paolo Lazzarotti''']. La foto a piena risoluzione puà essere visionata direttamente [http://www.lazzarotti-hires.com/wp/wp-content/uploads/2010/02/carpatus-copernicus-stadius20090814_lazz.jpg '''dal sito dell'autore'''].</div>
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|<div style="text-align: center;">Il cratere Petavius sovrapposto all'Italia (nella stessa scala) per visualizzarne le dimensioni</div>
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Versione corrente delle 10:52, 19 set 2013

a cura di Alfonso Zaccaria e Paolo Morini


Copernicus*
Longitudine Latitudine
20,0° W 9,7° N
Diametro 93 km




La zona del cratere Copernicus è mappata nella mappa numero 58 delle "Lunar Astronautical Charts", scala 1:1.000.000, pubblicate dalla Defense Mapping Agency nel 1973 e disponibili on-line sul sito del Lunar and Planetary Institute.

Download della mappa 58 in jpeg con risoluzione 72dpi
Download della mappa 58 in jpeg con risoluzione 150dpi
Download della mappa 58 in jpeg2000 con risoluzione 300dpi

COPERNICUS

Il nome

Mikolaj Kopernik nasce a Torun, in Polonia, il 19 febbraio 1473. Entra all’Università di Cracovia nel 1491 e 4 anni dopo viene in Italia, a Bologna, per studiare diritto. L’incontro con Domenico M. Novara, celebre astronomo dell’epoca, segna una tappa importante nella formazione di C. Nel 1497 viene nominato canonico di Ermia, in Polonia, dove lo zio materno, che lo aveva adottato da piccolo dopo la morte dei genitori, è stato nominato vescovo. Nello stesso anno torna in Italia, a Roma, poi, dopo un breve soggiorno a Friburgo, nel 1501, è a Padova e a Ferrara, dove segue alcuni fra i più importanti astronomi del tempo (Fracastoro, Guarico, Bianchini).

Nel 1503 si laurea in diritto canonico ed inizia a raccogliere elementi per l’enunciazione delle sue teorie. Qualche anno dopo, in Polonia, diviene membro del Capitolo di Warma e si interessa di riforma del sistema monetario e di economia politica. Nel castello di Olsztin inizia a scrivere il De rivolutionibus orbium coelestium. Lo studio lo impegna per anni e diventa opera completa solo nel 1538. Anche solo sotto forma di bozza, le teorie eliocentriche di C. si diffondono rapidamente per tutt’ Europa, tra gli studiosi dell’epoca. Tuttavia C. è restìo a pubblicare l’opera, timoroso di eventuali, non improbabili, reazioni del mondo ecclesiastico. Su insistenza del grande matematico Retico, che ne ha seguito per anni il lavoro, finalmente C. acconsente alla pubblicazione, che avviene a Norimberga lo stesso anno della sua morte. C. muore il 24 maggio 1543 a Frombork, un paese polacco sul Mar Baltico. I suoi resti, che si credevano perduti, sono stati recentemente individuati grazie a tecniche del DNA ricombinante e solennemente sepolti nella cattedrale di Frombork.

L’asse portante della teoria copernicana è il posizionamento del Sole al centro delle orbite dei pianeti, inclusa la Terra. La teoria, esposta nel De rivolutionibus, viene riassunta dallo stesso C. in una versione ridotta, il De hypothesibus motuum coelestium commentoriolus. I sei punti fondamentali vengono così esposti:

1) Non vi è un unico punto centro delle orbite celesti e delle sfere celesti. 2) Il centro della Terra non è il centro dell’Universo, ma solo il centro della Terra stessa. 3) La distanza Terra-Sole è infinitamente piccola, se paragonata alla distanza dalle stelle. 4) Il movimento del Sole è apparente ed è l’effetto della rotazione della Terra sul suo asse. 5) La Terra con la Luna, e gli altri pianeti, ruotano attorno al Sole. 6) i movimenti della Terra spiegano le stagioni.

La teoria non è priva di errori, in particolare il fatto che le orbite planetarie per C. sono circolari, l’Universo è sferico e finito, il Sole è immobile e divino. In questo C. riprende citazioni classiche, in particolare da Aristarco di Samo e Aristotele. Il lavoro di C. rappresenta la base di lavori successivi di molti studiosi, in particolare Retico, Galileo ( che conferma la teoria eliocentrica con le osservazioni al cannocchiale (le fasi di Venere) e Keplero. C. non assume mai atteggiamenti rivoluzionari, al contrario accetta di pubblicare, dopo molte esitazioni, i suoi studi come semplici ipotesi. La sua teoria è più semplice ed elegante rispetto a quella tolemaica, può fare a meno dell’equante per spiegare alcuni fenomeni e viene molto apprezzata dagli studiosi del tempo. Tuttavia, a causa degli errori sopradescritti, in particolare la circolarità delle orbite, anche questo sistema si rivela impreciso. Sarà il lavoro di Keplero a dare la svolta decisiva alla meccanica celeste ed una spallata definitiva al sistema tolemaico.


IL CRATERE


Il cratere si trova a NO del centro lunare, nella zona centrale dell’Oceanus Procellarum, a N del Mare Insularum e a S della catena dei Montes Carpatus, che delimita inferiormente il Mare Imbrium.

Il nome gli è stato attribuito dal gesuita Giovanni Riccioli, autore della nomenclatura dei crateri lunari tuttora in gran parte in uso. Riccioli, fiero avversario delle teorie eliocentriche, affermò di “avere scagliato Copernico nell’oceano delle tempeste”. (Per questo argomento cfr. F.Castaldi, Passi sulla Luna , Agosto 2011). Spettacolare cratere da impatto di giovane età (800 milioni di anni), con poche tracce di erosione, terrazzamenti interni, crateri secondari, ejecta, un picco centrale. E’ largo 90 Km e le sue pareti, notevolmente terrazzate per scivolamento interno del bordo, si alzano per 3,7Km sul piano circostante. Il perimetro esterno è vagamente esagonale e nel suo versante orientale presenta una formazione sporgente verso l’interno che costituisce un punto di riferimento per l’osservazione. Il fondo è piatto, cosparso, a S, da numerose e fitte colline.

Il picco centrale è costituito da 3 formazioni diverse di 1,2 Km di altezza, quindi il fondo del cratere è più alto di circa 800m rispetto al piano esterno. Gli ejecta, ben visibili in Luna piena, formano una ampia raggiera che arriva a 800 Km di distanza e si sovrappone a quelle di Keplero ed Aristarco. Tale raggiera è meno luminosa di quella di Tycho e, al contrario di quest’ultima, i raggi sono spesso incurvati e confusi. Vi sono molti crateri secondari, molti dei quali costituiscono catene sinuose.




Disegno del cratere Copernicus (Alfonso Zaccaria)
Disegno del cratere Copernicus eseguito il 26-04-2007, Luna di 9,5 giorni, telescopio Newton 150mm f/5, oculare 6 mm (Giorgio Bonacorsi)



Foto ad alta risoluzione del cratere Copernicus eseguita da  Paolo Lazzarotti. La foto a piena risoluzione puà essere visionata direttamente dal sito dell'autore.



Il cratere Copernicus sovrapposto all'Italia (nella stessa scala) per visualizzarne le dimensioni




* Il punto rosso sulla faccia della Luna indica la formazione interessata. Per indicare, approssimativamente, in quale periodo del ciclo lunare la formazione è facilmente visibile, la Luna è rappresentata in fase crescente con il terminatore che ha da poco superato la formazione - questo corrisponde a condizioni di illuminazione in luce radente (alba) della formazione stessa.


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