Passi sulla Luna: Hipparchus

Da Commissione Divulgazione - Unione Astrofili Italiani.

a cura di Alfonso Zaccaria e Paolo Morini


Hipparchus*
Longitudine Latitudine
4,8° E 5,5° S
Diametro 150 km




La zona del cratere Hipparchus è mappata nella mappa numero 98 delle "Lunar Astronautical Charts", scala 1:1.000.000, pubblicate dalla Defense Mapping Agency nel 1973 e disponibili on-line sul sito del Lunar and Planetary Institute.

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HIPPARCHUS

IL NOME

Hipparchus (o Hipparchos, in greco) nasce a Nicea all’incirca nel 190 a.C. e muore a Rodi nel 120 a.C. E’ considerato uno dei più grandi astronomi, geografi, matematici greci dell’antichità, forse il più grande. Certamente il più grande osservatore astronomico. Poco è noto della sua vita. Sopravvive solo un Commentario sul poema astronomico di Arato. La conoscenza della sua produzione scientifica ci giunge da altri Autori, in particolare da Tolomeo, nel suo Almagesto. Tra i numerosi argomenti di cui si occupa, ricordiamo lo studio dei moto della Luna, per i quali si basa su osservazioni degli astronomi Caldei; usa modelli di epicicli ed eccentrici e trova periodismi nel verificarsi delle eclissi. Studia i moti del Sole, determinando le date di solstizi ed equinozi e la durata dell’anno.

Calcola la durata delle stagioni (da equinozio a solstizio, da solstizio ad equinozio e così via) trovando che non è costante. Attribuisce ciò al fatto che la terra non deve trovarsi nel centro della sua orbita, bensì in posizione eccentrica (questo modello funziona perfettamente. Verrà soppiantato solo nel 1609 dal modello delle orbite ellittiche di Keplero). Nota che la luna presenta un evidente parallasse, mentre il Sole no. Calcola la distanza Terra-Luna sfruttando il diverso grado di oscuramento del disco del Sole durante una eclissi (totale a Nicea, parziale 4/5 ad Alessandria).

E’ considerato il fondatore della trigonometria. E’ anche considerato l’inventore, o il perfezionatore di diversi strumenti astronomici: lo gnomone, l’astrolabio, la sfera armillare. Anche l’anello equatoriale, essenziale per determinare la data degli equinozi, sembra opera di Hipparchus. Da quel grande osservatore che è, verso la fine della vita compila il suo Catalogo stellare. Utilizzando coordinate equatoriali, o, secondo alcuni, coordinate eclittiche, definisce la posizione di 850 stelle, con magnitudine da 1 a 6. E’ anche lo scopritore della precessione degli equinozi, cui giunge attraverso la comparazione delle sue osservazioni con quelle di astronomi precedenti. Egli conclude che gli equinozi si muovono lungo lo zodiaco di un tratto inferiore ad 1 grado per secolo.

Col nome di Hipparchos è stato laciato nel 1989 un satellite finalizzato a definire in modo estremamente accurato la posizione di 100.000 stelle, i loro movimenti e parallasse (Catalogo Hipparchos). La sua precisione è stata superata nel 2000 dal Catalogo Tycho con 2,5 milioni di stelle.

IL CRATERE

Hipparchus è un grande cratere, di 155 Km di diametro, posto quasi al centro dell’emisferolunare visibile da Terra, a NE del più grande Ptolemaeus. Ha un bordo basso (1,3 Km), fortemente degradato, soprattutto nella sua porzione SO, dove la conformazione circolare del cratere si perde in un insieme di rilievi e di crateri di varie dimensioni che arriva fino a Ptolemaeus. Sui bordi e sulle zone circostanti sono evidenti profonde striature, causate dagli ejecta provenienti dal Mare Imbrium. Il fondo è piatto e contiene craterini e collinette. E’ percorso da almeno 3 dorsali collinose che, partendo da bordo NO, si protendono verso Sud per circa la metà del diametro del cratere. Da una di queste, la più interna, parte una frattura che attraversa la pianura compresa fra Hipparchus X ed il craterino Hipparchus N situato a Nord di esso. (L’osservazione di questa scanalatura richiede un buon seeing e costituisce una ottima prova per testare la bontà del telescopio.) Non c’è un picco centrale.

Quasi al centro è invece presente una formazione assai caratteristica per la sua forma semicircolare. Si tratta del residuo di un cratere semisommerso dalla lava fuoriuscita dopo l’impatto che ha prodotto il cratere stesso. L’emiciclo (chiamato Hipparchus X) ha la concavità rivolta verso Nord. Vicino al bordo NE è ben visibile un altro grande cratere, Horrocks (31 Km) con bordi netti, pareti terrazzate e picco centrale. Sul bordo SE, speculare a Horrocks, sta un altro evidente cratere Halley (36 Km), con bordi erosi, finemente craterizzato.




Disegno del cratere Hipparchus (Alfonso Zaccaria)
Disegno a grande scala del cratere Hipparchus e delle sue vicinanze (Giorgio Bonacorsi)



Foto ad alta risoluzione del cratere Hipparchus eseguita da  Paolo Lazzarotti. La foto a piena risoluzione puà essere visionata direttamente dal sito dell'autore.



Il cratere Hipparchus sovrapposto all'Italia (nella stessa scala) per visualizzarne le dimensioni




* Il punto rosso sulla faccia della Luna indica la formazione interessata. Per indicare, approssimativamente, in quale periodo del ciclo lunare la formazione è facilmente visibile, la Luna è rappresentata in fase crescente con il terminatore che ha da poco superato la formazione - questo corrisponde a condizioni di illuminazione in luce radente (alba) della formazione stessa.


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